A Roma il COR non è una sigla. E’ una realtà viva fatta di ragazzi e ragazze, sacerdoti e catechisti che nelle rispettive parrocchie vivono la fede di sempre. L’oratorio, ben conosciuto nelle regioni del nord Italia per le note vicende storiche legate tra l’altro a san Giovanni Bosco, non aveva trovato altrettanta fortuna nelle parrocchie romane. Se oggi la realtà è radicalmente cambiata lo si deve all’opera profetica di un giovane che soprattutto negli anni del dopoguerra dedicò tutta la sua vita perché l’oratorio diventasse una vera casa di accoglienza fraterna e di amicizia sincera per centinaia di migliaia di bambini. Si tratta di Arnaldo Canepa che a pieno titolo può essere considerato il fondatore degli oratori moderni di Roma.
Le pagine di questo volumetto intendono far conoscere la figura del catechista, perché questo è il titolo che gli spetta di diritto. Fu un vero catechista, animato dal desiderio di trasmettere la fede ai bambini delle periferie romane, all’epoca in un degrado mai visto. Se non ci fossero state le parrocchie e gli oratori, a questi ragazzi sarebbe rimasto solo la strada, e la sera le povere catapecchie rimaste in piedi nonostante i bombardamenti. Nel Direttorio per la catechesi pensando al catechista si dice che: “Il catechista è un cristiano che riceve la chiamata particolare di Dio la quale, accolta nella fede, lo abilita al servizio della trasmissione della fede e al compito dell’iniziare alla vita cristiana. Le cause immediate perché un catechista sia chiamato a servire la Parola di Dio sono molto varie, ma sono tutte mediazioni delle quali Dio, attraverso la Chiesa, si serve per chiamare al suo servizio. Per questa chiamata, il catechista è reso partecipe della missione di Gesù di introdurre i discepoli nel suo rapporto filiale con il Padre” (n.112).
Il testo non è stato scritto pensando a Canepa, ma certamente il Venerabile Arnaldo rientra in questa “definizione” perché la sua esistenza manifesta apertamente queste caratteristiche. Concepì la sua esistenza cristiana come una vera conversione captando nel silenzio di una chiesa la chiamata a dedicarsi ai più piccoli: “La Madonna non mi disse nulla, ma io capii tutto”. Compose per costoro testi di catechesi capaci di trasmettere in maniera semplice ma non per questo meno sicura la dottrina cristiana. Sentì per tutta la sua vita di essere realmente partecipe di un dono che non meritava, ma di cui sentiva profondamente la responsabilità di esercitarlo nel nome della Chiesa. I ragazzi e le ragazze degli oratori romani attraverso la sua azione unita a quella del gruppo di sacerdoti e catechisti che lo sostenevano, venivano realmente avvicinati a Cristo e potevano trovare uno sbocco felice per il loro futuro.
Come per ogni uomo di Dio non mancarono anche per lui incomprensioni e dispetti da parte di alcuni. Avrebbe potuto ribellarsi o ricorrere a personalità in grado di intervenire. Li accettò, invece, con spirito di fede, sapendo che quanto stava realizzando non era opera sua, ma di Dio. E il Signore lo accompagnò con costanza per ogni giorno della sua esistenza. Si fece bambino con i bambini, ma soprattutto si fece povero con i ragazzi di borgata per rendere la sua testimonianza credibile e accetta. Solo chi conosce i quartieri del Quadraro e Centocelle nel periodo del primo e dopoguerra può comprendere a pieno la dedizione di condivisione della povertà di questo giovane entusiasta di cambiare la sua vita e quella dei ragazzi.
Rinunciò a formarsi una sua famiglia volendo che l’oratorio colmo di ragazzi fosse la sua vera famiglia a cui dedicare tutto il suo tempo, la sua preghiera, i suoi beni e la sua opera di catechista. In una parola, l’opera del Venerabile Canepa, fatta di catechesi, gioco, preghiera, relazione fiduciale con la famiglia e la comunità cristiana, permette di toccare con mano il progetto di una formazione globale che pone al centro la presenza dei bambini e adolescenti con quell’attenzione che Gesù stesso ha indicato a quanti sono suoi discepoli. Come dimenticare la scena evangelica quando rimproverando agli apostoli che allontanavano i bambini che pieni di allegria e giocando facevano ressa intorno al Maestro, Gesù esclamò una delle sue espressioni più significative: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro appartiene il regno di Dio” (Mc 10,14). D’altronde non poteva essere per lui altrimenti. L’intuizione di istituire la Sinite parvulos per provvedere alle esigenze dei ragazzi degli oratori trovava il suo fondamento nelle parole del Signore.
Mi sembra che dalla prospettiva della santità vissuta da Arnaldo Canepa, egli abbia voluto fare suo questo invito evangelico vivendolo alla luce della Parola di Dio quando l’apostolo scrive: “comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace” (Ef 4,1-3).
La sua opera adesso continua nelle Parrocchie di Roma con l’entusiasmo di sempre. Il COR permane in questa Chiesa come una vera eredità di santità che migliaia di giovani perseguono offrendo ogni giorno il loro tempo e la loro testimonianza per la formazione catechistica dei ragazzi. Non deve apparire, pertanto, strano che Papa Francesco istituendo per la prima volta nel ministero di catechista alcuni giovani si sia trovato dinanzi a sé, pronto all’obbedienza, un giovane successore del Venerabile Canepa che unico e primo italiano metteva la sua vita al servizio della catechesi. Il seme messo nel terreno degli oratori romani da Arnaldo Canepa era cresciuto e portava frutto.
Rino Fisichella
Pro-Prefetto della Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo del Dicastero per l’Evangelizzazione